BILLY BULTHEEL TWO CYCLES SU PAN ~ Discosafari
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Billy Bultheel Two Cycles su Pan, un debutto tra composizione classica, performance ed elettronica

Billy Bultheel Two Cicles PAN

Billy Bultheel Two Cycles su Pan, un debutto tra composizione classica, performance ed elettronica

BILLY BULTHEEL TWO CYCLES PAN _ Discosafari Picks

DISCOSAFARI PICKS:
“TWO CYCLES” by BILLY BULTHEEL su PAN

 

Billy John Bultheel, nato nel 1987 a Bruxelles, vive tra Berlino e Bruxelles. Compositore e artista performativo, fonde musica contemporanea e polifonica europea medievale e rinascimentale in performance e installazioni site-specific.

Il suo album solista su PAN è un ambizioso distillato della tentacolare litania di influenze del compositore e del suo approccio unico alla composizione site-specific. Composto da una raccolta di brani creati tra il 2016 e il 2023, l’album è una forte testimonianza dell’ampia pratica esecutiva di Bultheel e delle collaborazioni con artisti visivi all’avanguardia come Anne Imhof e James Richards.

Traendo ispirazione dalla musica industriale e dal metal, nonché dalla polifonia medievale e barocca, Bultheel presenta il disco in in due cicli distinti:

  • lo Snow Cycle, che raccoglie il lavoro elettroacustico e compositivo di Bultheel
  • e il Game Cycle, che assembla le sue produzioni elettroniche

 

Queste due suite hanno una simmetria inconfondibile. Le composizioni tradizionali di Bultheel sono rafforzate dalla sua comprensione della produzione elettronica, mentre i suoi pezzi elettronici sono modellati dalla sua conoscenza della musica classica e tradizionale.

“Two Cycles” è un album che mostra dualità, incarnando la dicotomia dei ruoli di Bultheel sia come compositore d’ensemble che come produttore elettronico.

Tuttavia, il vero santuario artistico di Bultheel risiede nel regno delle performance dal vivo. Fonde l’eleganza senza tempo della musica rinascimentale con il fascino d’avanguardia dell’elettronica distorta. Ispirato da compositori pionieristici come Karlheinz Stockhausen e Iannis Xenakis e da maestri del barocco come Claudio Monteverdi, Bultheel ha intrapreso una missione incessante per decostruire i confini tradizionali della sala da concerto ed esplorare nuovi territori per le esperienze musicali. In tal modo, orchestra performance in ambienti non convenzionali, costringendo sia i musicisti che gli spettatori ad avvicinarsi alla sua musica come una composizione geografica.

SNOW CYCLE  e GAME CYCLE

“Two Cycles” è una compilation musicale che esplora i temi del luogo e del paesaggio, chiarendo le intricate dinamiche che si creano tra i musicisti e il loro pubblico, le orecchie e l’architettura. Considerando il timbro, la densità e le qualità psicoacustiche degli spazi comuni, dal magazzino alla cattedrale, Bultheel traccia linee indelebili tra concetti apparentemente distanti, fondendo il celeste con il terrestre.

L’inquietante brano di apertura di “Snow Cycle”, “The Arcades Project”, che prende il nome dal compendio incompiuto di contemplazioni architettoniche scritte dall’eminente filosofo tedesco Walter Benjamin – colloca quattro tube in torri strategiche che circondano il pubblico, creando un’esperienza uditiva coinvolgente.

Al contrario, “The Snows of Venice” – che prende il nome dalla raccolta di racconti e poesie di Alexander Kluge e Ben Lerner – è stato concepito per due flautisti incaricati di intrecciare le loro melodie mentre attraversavano l’acqua alta fino alle ginocchia.

Il “Game Cycle” pone invece una forte enfasi sul ritmo, creando un paesaggio sonoro in risonanza clangori metallici esagerati e coltellate acute. Basandosi sulla sua vasta esperienza nella composizione di coreografie, Bultheel immagina una serie di danze nervose che si discostano intenzionalmente dalle linee temporali convenzionali. ‘Decreation’ infonde techno con le qualità viscerali della musica noise e “Game Theory” offre un’inquietante raffica scheletrica di suoni saturi,
colpi percussivi sintonizzati con precisione.

Bultheel conclude “Two Cycles” con “Gigue”, un riferimento alla danza di corte barocca in 6/8 che tradizionalmente segnava la conclusione di una suite da ballo. Unendo ritmi di marcia eseguiti da due percussionisti su un’unica batteria con solisti synth caotici ed evocativi, stabilisce un contrappunto allettante.

La doppia copertina dell’album, una per ciascun lato e ciclo del disco, presenta un collage creato dal videoartista gallese James Richards che fonde l’iconografia medievale con frammenti di cimeli queer.

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